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giovedì 25 giugno 2015

Approvate le nuove norme in materia di diffamazione e diritto all’oblio

Nel corso della votazione tenutasi il 24 Giugno 2015 presso l’aula della Camera è stato approvato il Disegno di Legge relativo alla diffamazione e al diritto all’oblio, il quale prevede principalmente l’eliminazione della reclusione in carcere per i giornalisti e l’abolizione della fattispecie di diritto all’oblio introdotta dal Senato, anche se il DDL dovrà ancora superare il quarto passaggio parlamentare prima della definitiva approvazione.

Quindi per quanto riguarda la diffamazione a mezzo stampa non saranno più previste sanzioni detentive, sostituite da quelle pecuniarie che potranno variare da un minimo di cinquemila Euro ad un massimo di diecimila, salvo i casi in cui i fatti citati siano consapevolmente falsi con conseguente aumento dell’ammenda da un minimo di diecimila Euro ad un massimo di cinquantamila. Oltre alle pene economiche è prevista la pubblicazione della sentenza e il giornalista recidivo potrà incorrere anche in una sospensione dall’esercizio della professione da uno a sei mesi. Le rettifiche e le smentite pubblicate dovranno contenere chiari riferimenti (titolo, autore…) all’articolo ritenuto diffamatorio e il direttore sarà incaricato di informare l’autore del servizio.

Il soggetto interessato potrà anche chiedere al giudice competente un ordine di pubblicazione che, se non rispettato, prevede sanzioni tra gli ottomila e i sedicimila Euro. Tutte le pene saranno misurate in base alla diffusione e alla rilevanza della testata in questione, della gravità arrecata dall’offesa e dagli effetti prodotti in seguito alla pubblicazione della rettifica. L’azione civile non potrà però essere effettuata nel caso in cui siano già trascorsi oltre due anni dalla pubblicazione dell’articolo lesivo. Esteso anche il segreto professionale sulle fonti, prima destinato solo a giornalisti professionisti, anche alla categoria dei giornalisti pubblicisti. Infine, in caso di correlazione tra articolo diffamatorio e omesso controllo, il direttore (o chi ne fa le veci) è ritenuto il diretto responsabile ma la pena viene ridotta di un terzo e non sarà più prevista l’interdizione dalla professione giornalistica.

Pubblicato il (giovedì 25 giugno 2015)

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