Il Diritto all'Oblio

Google respinge oltre il 75% di rimozioni URL

Google  ha reso noti i dati inerenti alle segnalazioni e richieste di rimozioni di contenuti indicizzati ai sensi delle leggi europee sulla privacy e diritto all'oblio. Per quanto riguarda le statistiche inerenti all'Italia:

  • 12.000 richieste totali
  • 24% richieste accettate
  • 76% richieste inevase o respinte

Fonte: Google  - Rapporto sulla trasparenza

Cos'è il Diritto all'Oblio?

Diritto all'oblio

Per Diritto all’Oblio viene inteso il diritto spettante ad ogni cittadino di richiedere la cancellazione o l’aggiornamento di una notizia che lo riguardi in prima persona. Esso viene posto tra i diritti inviolabili dalla costituzione e sancisce il diritto di ogni individuo ad essere dimenticato e a non essere più ricordato per quei fatti che siano stati oggetto di cronaca in passato, destinati a ritornare nella sua sfera privata.Con la digitalizzazione infatti tutti i grandi quotidiani hanno messo a disposizione in rete il proprio archivio storico, prima appannaggio di pochi, rendendo disponibile al grande pubblico tutti gli articoli pubblicati negli anni passati: se le notizie fossero conservate solamente all’interno dei rispettivi siti delle testate continuerebbero ad essere disponibili solamente mediante una ricerca mirata all’interno della pagina stessa. L’avvento dei motori di ricerca e dell’indicizzazione automatica da loro utilizzata ha però consentito di rendere le notizie di pubblico dominio semplicemente svolgendo una ricerca con il nome del soggetto interessato: in questo modo le persone che in passato (a volte anche molto remoto) siano stati oggetto di vicende giudiziarie, rischieranno di vedere il proprio nome associato alla vicenda, sia essa risolta, scontata o anche giudicata non veritiera dagli organi competenti, compromettendo la reputazione del soggetto.

La storia del diritto all’oblio in Europa

Già da alcuni anni si parla di Diritto all’oblio in contesto Europeo, da quando Viviane Reding (Commissario Europeo per la Giustizia) dichiarò l’intenzione dell’Unione Europea di avviare un intervento legislativo in materia. Nel 2012 l’Europa si muove in questo senso studiando numerose norme per assicurare il diritto all’oblio a tutti gli utenti di internet: l’intento era quello di limitare la raccolta delle informazioni personali, includendo solo quelle strettamente necessarie e proponendo un’informativa chiara e completa in cui vengano spiegati i fini della raccolta e consentendone una rimozione completa. La Commissione Europea pone la sua attenzione principalmente su tre punti:

  • Diritto all'Oblio
  • Trasparenza
  • Irrilevanza della territorialità dei dati nella tutela

In sostanza si vuole consentire il diritto a non essere ricordati per tutti quei fatti che siano stati dimostrati non pertinenti, rilevanti e scontati, il diritto a essere informati sull’utilizzo che viene fatto dei propri dati con la possibilità per gli utenti di segnalarne agli organi competenti l’uso illecito. Per garantire una tutela più ampia si richiede l’utilizzo di una legislazione comune che possa prescindere dal luogo in cui i dati vengono trattati e dall’ubicazione geografica di chi si incarica di fornire i servizi.

Tutto ciò presuppone una significativa riformulazione del diritto alla privacy, con una particolare attenzione al settore dedicato all’uso della rete: prima di arrivare a ciò è però necessario risolvere il più grande contrasto emerso in questi anni, ovvero la contrapposizione tra diritto all’oblio e diritto alla conoscenza e all’informazione che, per il momento, rappresenta il nodo più complicato da sciogliere.

Interventi Legislativi dell'Unione Europea

Diritto Oblio - Corte Giustizia UEAnche la Corte di Cassazione si è espressa sull’argomento con la sentenza n.5525/2012: negli atti si legge che il Diritto all’Oblio è volto a salvaguardare l’identità personale del soggetto dalla divulgazione di “informazioni potenzialmente lesive in ragione della perdita di attualità delle stesse sicché il relativo trattamento viene a risultare non più giustificato ed anzi suscettibile di ostacolare il soggetto nell’esplicazione e nel godimento della propria personalità”. In sostanza viene definito che un cittadino europeo ha la possibilità di richiedere la de-indicizzazione di notizie a lui relative che con il passare del tempo non risultino più coerenti con la realtà della situazione attuale del soggetto.

Nella recente sentenza del 13 Maggio 2014 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea è stata chiamata ad esprimersi sulla richiesta di rimozione di dati pronunciata da un cittadino spagnolo, il quale richiedeva la rimozione di alcune notizie lesive che lo riguardavano appartenenti al suo passato, non più attinenti con il presente, e che quindi la vicenda non doveva più essere ricondotta al suo nome. La Corte ha approvato la richiesta e ha inoltre sancito che il motore di ricerca è obbligato a rimuovere dall’elenco dei risultati di ricerca, ottenuti digitando il nome di una persona, i link che riconducono a notizie ritenute lesive per il soggetto, senza però che le notizie vengano rimosse dal sito in cui compaiono e anche se la pubblicazione sia di per sé lecita. Il giudice dichiara quindi che, sulla base degli articoli 7 e 8 della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea, il richiedente abbia la facoltà di chiedere che l’informazione non sia più messa a disposizione di tutti attraverso i risultati dei motori di ricerca.

Attualmente le sentenze riguardano solo l’Europa. 

La situazione italiana

Ddl 1415° (11 giugno 2009): all’interno del decreto sulle intercettazioni, il comma 28 dell’art. 1 indica che il responsabile di ogni sito informatico abbia gli stessi obblighi previsti, dalla Legge sulla Stampa, per i direttori di testate giornalistiche, ovvero quello della rettifica di notizie non veritiere.

Ddl Diritto all’oblio (20 maggio 2009): l’On Lussana ha presentato una proposta di legge per garantire ai cittadini sottoposti a procedimenti penali il diritto all’oblio una volta trascorso un determinato lasso di tempo, riguardante immagini, dati e notizie i quali non devono più essere a disposizione di chiunque.

Art. 7 d.lgs. n.196 del 2003: dispone che ogni soggetto abbia il diritto di sapere in ogni momento chi sia in possesso dei propri dati personali e quale sia l’utilizzo che intenda farne, potendo opporsi al loro trattamento tramite richiesta di rimozione, rettifica o aggiornamento.

"Diritto all'oblio e reputazione online"

Andrea Barchiesi a Caffe Affari parla della relazione tra diritto all'oblio e reputazione online.

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